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April 02 LatherE' vero che ho perso la mia giovinezza?
Ed i bambini lo chiamano "famoso"
ed i vecchi lo chiamano "pazzo"... E qualche volta è sìttanto privo di identità che difficilmente sa che ruolo interpretare... Quali parole dire... Ed avrei dovuto dirgli " ed avrei dovuto lasciarlo sorridere, come un bambino. Lather - Jefferson Airplane
March 18 .Hai forse un torto Fabrizio...
anche dal letame, molte volte, non nasce nulla.
Mi sento una pesante ancora, che una nave ha abbandonato nel mezzo dell' oceano... March 15 .Era il tempo delle more...
i bambini giocavano per la strada, rincorrendo un pallone, un poco sgonfio.
Le giovani passanti passeggiavano, mostrando i seni turgidi e le lunghe coscie candide.
Le coppie innamorate si avviavano a passi lesti verso il più vicino parco, mentre i passeri si rinfrescavano nelle fontanelle.
Era il tempo dei lunghi pomeriggi afosi, delle serate tiepide, delle perturbazioni improvvise...
Un uomo si curava di incastrare un chiodo dentro il muro... il sole filtrava dalla finestra del salotto, lo splendido sole delle 19.
L' uomo picchiava forte con il martello... insistette sino a che il chiodo non si stabilizzò, ove lui aveva imposto.
Prontamente afferrò una grossa tela bianca.
" La dipingerò divinamente... la dipingerò qui, appesa a questo chiodo!" disse tra sè.
La adagiò al muro.
Impiegò lungo tempo per coprirne tutta la superficie.
Ecco, oggi, la tela è un quadro... un meraviglioso intreccio di colori.
Ma ha perso la sua stabilità... il chiodo ha ceduto, ed ha lasciato che questa cadesse a terra.
Chissà poi, qual'è il motivo, che spinge un chiodo a cedere...
.Una luna tremendamente rossa definisce le ombre della sera. I ragazzi si inseguono, qualcuno si abbraccia, altri masticano qualche parola che faticano ad esprimere.
Immersi nei vasti campi, i fili d' erba lacrimano rugiada, ad ogni risveglio.
E' il sentimento che parla, sulla bocca di tutti, si nasconde tra la lingua e le labbra...
February 15 .Per quanto il sole splenda... nelle zone in ombra, nei retrovia dei vicoli, dove nessuno si cura di passeggiare..., laggiù, i residui di neve ghiacciata, perpetuano ad esistere... raccolgono la polvere e si anneriscono...
Per quanto il sole splenda. Ed è questa, forse, allegoria del dolore...
[DeNz] January 12 Intervengo...[...]
Noi fuori dal cancello
noi che siamo normali, noi possiamo far tutto noi che abbiamo la fortuna di esser sani noi ragioniamo senza perdere la calma col controllo di noi stessi, senza orribili visioni. Noi siamo sani, noi siamo sani... noi siamo fuori dai problemi della psiche sempre in pace col cervello e con i nostri sentimenti così normali, i nostri gesti equilibrati non danneggiano nessuno, sempre lucidi e coscienti. [...]
Noi fuori dal cancello
noi che siamo normali, noi possiamo far tutto noi che abbiamo la fortuna di esser sani possiamo avere un buon lavoro, una famiglia sempre unita, un’esistenza piena di rapporti umani. Noi siamo sani, noi siamo sani, noi siamo normali noi che abbiamo gli strumenti per poterci realizzare con un titolo di studio si può viaggiare, si può avere il passaporto, la patente il porto d’armi e la domenica allo stadio. [...]
[Dall' altra parte del cancello - G.G.]
Quanta ironia...vero? January 03 Intervento sciocco.Il treno era in partenza alle ore 23:50. L' ultimo treno.
Sedevo su di un sedile logoro, bluastro, con il marchio verde delle ferrovie, ricamato con cura ovunque.
Alla mia destra, un uomo sulla cinquantina, dagli occhi stanchi, un' espressione di serietà forzata dal sonno,
dentro il suo maglioncino arancione, le sue scarpe sportive ed i pantaloni ben stirati.
Si reggeva il capo on due dita, indice e medio, come qualcuno tremendamente sicuro di sè, che medita
sulla propria condizione d' esistenza e basta a sè stesso.
Il treno parte, in perfetto orario.
Si avvia alla marcia. Sento il cigolio delle ruote ferrate che lo sorreggono. Dunque si riferma.
L' uomo in arancio si guarda attorno... le porte si riaprono. Sale una giovane donna, in minigonna e tacchi a spillo neri.
Porta le cuffie. Apre la porta della carrozza opposta, entra...
Ed ecco, nuovamente le porte si richiudono ed il mezzo riprende la marcia, mentre io mi ripeto che se la ragazza avesse
avuto la gonna leggermente più lunga, le gambe più corte ed un paio di scarpe da tennis, avremmo già guadagnato un minuto
buono sull' intero viaggio.
Sento movimenti dietro di me... una donna irrequieta che fruga nella sua borsetta, in cerca di qualcosa, che finirà per trovare.
Di nuovo silenzio.
Prendo ad osservare al di fuori della finestra, alla mia sinistra; sembra che il mondo si muova. E' strano pensare che in realtà si tratta di me.
Vedo le rotaie prender vita, allontanarsi, così come i pali della luce, con la loro luce fioca.
Le strade, gli alberi, i cespugli, le case, i palazzi, le mura periferiche dipinte.
Sagome scure che si allontanano di metri, poi chilometri.
Anche l' uomo in arancio osserva al di fuori del vetro. Chissà a che pensa... Tortura la pelle del suo collo, la tira, poi molla la presa, poi tira ancora.
Mastica nervosamente una gomma.
Una stazione dopo l' altra, vedo gente salire, poi scendere, accomodarsi sui sedili, guardarsi attorno.
Chi è accompagnato dialoga con chi gli è accanto; altri leggono, restano in silenzio, ascoltando musica.
Alzo lo sguardo e mi accorgo che l' uomo sulla mia destra sta indossando un giubbotto, uno di quelli gonfi, che tengono moltissimo caldo
e si trovano in ogni bancarella che si rispetti al mercato di paese. Ora il cappellino scuro. Ora lo zaino.
Tiene lo sguardo basso e si dirige verso la porta, che prontamente si apre e lo risucchia al di fuori, nell' oscurità. Scompare.
[DeNz]
December 05 Irlanda 1964Magdalene
Peter Mullan
... è dunque l' esistenza stessa un peccato?
Sconvolgente.
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